Altro che bombe d’acqua: la verità sul potere distruttivo delle frane nel Bel Paese

Si sa i media nazionali sono molto bravi ad intorpidire le acque soprattutto quando si parla di dissesto idrogeologico che tanto affligge il Bel Paese. Ma cos’è il dissesto idrogeologico? Partiamo dalla definizione data dalla Commissione Interministeriale per lo studio della sistemazione idraulica e della difesa del suolo  meglio conosciuta come Commissione De Marchi istituita nel 1970 “il dissesto idrogeologico è l’insieme di  quei processi che vanno dalle erosioni contenute e lente fino alle forme più consistente della degradazione superficiale e sottosuperficiale dei versanti, fino alle forme imponenti e gravi delle frane”.

pag-037

E’ chiaro che l’attività di tali fenomeni, oltre ad essere legata a fattori predisponenti (costituzione litologica, acclività dei versanti, giacitura degli strati ecc.) è legata a fattori determinanti come appunto le piogge. Ma un altro elemento è determinante per l’attivazione o la riattivazione di fenomeni franosi: l’uso del suolo.

Nel Bel Paese infatti l’attività antropica  (tagli stradali, impermeabilizzazione del suolo mediante cemento, sbarramenti di impluvi naturali, abbandono delle colture collinari, pratiche agricole errate, ecc.) ha contribuito non poco all’attivazione di fenomeni franosi anche in zone stabili e alla riattivazione di fenomeni gravitativi in aree oramai stabilizzate naturalmente. In questo quadro (urbanizzazione selvaggia ed indiscriminata del territorio) si inserisce il rischio idrogeologico o rischio frane definito dalla seguente equazione (Varnes & IAEG, 1984):

(Rt) = (E)x(Rs)=(E)x(H)x(V)

dove:

Pericolosità naturale (H): probabilità che un fenomeno potenzialmente distruttivo di determinata intensità si verifichi in un dato periodo di tempo e in una data area;

Vulnerabilità (V): grado di perdita prodotto su un certo elemento o gruppi di elementi esposti a rischio in seguito al verificarsi di un fenomeno naturale di una data intensità. E’ espressa in una scala da 0 (nessun danno) a 1 (totale perdita);

Rischio specifico (Rs): grado di perdita atteso quale conseguenza di un particolare fenomeno naturale di data intensità espresso in termini di probabilità annua per una determinata tipologia di elementi a rischio (E). Può essere espresso dal prodotto (H)x(V);

Elemento a rischio (E): insieme di popolazioni, proprietà, attività economiche, beni ambientali in una data area esposta a rischio;

Rischio totale (Rt): atteso numero di perdite umane, dei feriti, valore dei danni alla proprietà e delle perturbazioni alle attività economiche dovuti ad un particolare fenomeno naturale. E’ espresso dal prodotto (Rs) x (E);

Riflettendo quindi020420133226 sull’equazione del rischio salta subito agli occhi che la variabile principale è rappresentata dal fattore antropico con la vulnerabilità (V) e gli elementi a rischio (E). E’ ovvio che aree del territorio non caratterizzate da queste due variabili hanno un rischio pari a 0 (nullo). Il rischio aumenta in prossimità degli agglomerati urbani ed industriali. La crescita esponenziale e selvaggia della colata di cemento nel Bel Paese ha fatto si che il rischio idrogeologico si estendesse a macchia d’olio provocando danni non solo dal punto di vista dello sviluppo economico ma anche sulla popolazione con morti e feriti. Qual è dunque la verità sul dissesto idrogeologico nel Bel Paese? Il cambiamento climatico che ha modificato il regime delle piogge? (ma già nel 1954 con l’alluvione di Salerno caddero al suolo 504 mm di pioggia in 15 ore). Sicuramente rappresenta il motore principale dei fenomeni erosivi e franosi. Ma il potere distruttivo delle frane (il famoso prodotto VxE nell’equazione del rischio) è senza dubbio legata allo sviluppo economico di questo paese che idolatrava ed idolatra il dio cemento (in Italia si consumano al giorno circa 70 ettari di suolo). Che fare per arginare tale fenomeno? Prima di tutto risorse economiche per la mitigazione del rischio (servirebbero 40 miliardi di euro in 3 anni, ci sono?) e in secondo luogo dare un sviluppo diverso a questo Paese, valorizzando le bellezze ambientali e storico-artistiche. Se non lo si farà il “giardino d’Europa” diventerà presto una distesa di fango e detriti.

 Link di approfondimento:

http://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/rapporti/Rapporto_Consumo_di_Suolo_in_Italia_2014.pdf

 https://www.youtube.com/watch?v=snAKKNhX8nU&feature=share

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...