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Fondi per la mitigazione del rischio sismico

E’ stato pubblicato sul Burc Regione Campania n.71 del 31/10/2016 il Decreto Dirigenziale n.1281 del 27/10/2016 riguardante le  “ISTRUZIONI OPERATIVE” PER LA CONCESSIONE DEI CONTRIBUTI PER LA REALIZZAZIONE DEGLI INTERVENTI STRUTTURALI DI
RAFFORZAMENTO LOCALE, MIGLIORAMENTO SISMICO, DEMOLIZIONE E
RICOSTRUZIONE DI EDIFICI PRIVATI.

I fondi di mitigazione del rischio sismico saranno erogati agli edifici privati ricadenti nei Comuni elencati nell’allegato A al presente Decreto. (comuni con ag>0,125g)

Per qualsiasi altra informazione al riguardo e/o avvio della pratica di finanziamento lo scrivente resta a disposizione.

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Sequenza sismica tra le province di Rieti, Perugia, Ascoli Piceno, L’Aquila e Teramo: revisione degli eventi sismici in corso

INGVterremoti

Sismogramma del terremoto di magnitudo M6.0 delle 03:36 del 24 agosto registrato alla stazione sismica FIAM (Fiamignano, RI) della Rete Sismica Nazionale dell'INGV. Sismogramma del terremoto di magnitudo M6.0 delle 03:36 del 24 agosto registrato alla stazione sismica FIAM (Fiamignano, RI) della Rete Sismica Nazionale dell’INGV.

Come per ogni sequenza sismica, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha iniziato la revisione dei terremoti avvenuti nei giorni scorsi in Italia centrale. In particolare, grazie alla disponibilità di nuovi dati delle reti sismiche locali e regionali appartenenti anche ad istituzioni italiane o estere, l’Istituto sta procedendo alla rilocalizzazione degli eventi sismici già analizzati dalla Sala Operativa di Monitoraggio Sismico INGV di Roma.

La Sala Sismica INGV dove vengono analizzati in tempo reale i dati di tutti i terremoti italiani La Sala Sismica INGV dove vengono analizzati in tempo reale i dati di tutti i terremoti italiani.

Questo il percorso dell’analisi dati dai primi minuti dal verificarsi di un terremoto alle settimane successive:

  • Il primo e quello più immediato avviene presso la Sala Operativa di monitoraggio sismico INGV di Roma dove per 365 giorni l’anno, 24 ore su 24, sismologi e…

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L’origine dei terremoti

L’uomo, fin dall’antichità è andato alla ricerca delle “cause prime” dei terremoti. Si cimentarono nell’impresa i filosofi greci della scuola ionica e Aristotele, i romani Seneca e Plinio il Vecchio e altri ancora. L’arrivo della Controriforma, che esorcizzò il terremoto come “flagello di Dio”, relegò nel dimenticatoio le teorie dei “classici”. L’interesse scientifico per tali fenomeni riprese tra il 1600 ed il 1700. Gli scienziati che per primi si occuparono dell’argomento furono: il francese G.L. Leclerc, conte di Buffon (1707-88) e lo svizzero E. Bertrand (1712-90). I loro lavori, sebbene possano oggi risultare primordiali, riportano anche dati sperimentali, frutto di lunghe e scrupolose osservazioni, quali la constatazione , che i terremoti colpiscono indifferentemente di notte come di giorno e sotto ogni latitudine. Non da meno i loro lavori costituirono la base indispensabile per le ricerche di un loro contemporaneo, l’inglese J. Michell (1724-93), considerato il precursore della “scienza dei terremoti” o sismologia (dal greco seismòs, “terremoto”, donde anche il sinonimo “sisma”). Il suo interesse per i fenomeni siScan 0 Page 1smici si concretizzò intorno alla meta del secolo, quando una serie di terremoti interessarono vaste zone dell’Inghilterra nordoccidentale e il nordest del Galles. In “aiuto” dello scienziato sopraggiunse “il grande terremoto” di Lisbona del 1755. Proprio gli studi condotti in tale circostanza indussero Mitchell a formulare l’ipotesi che i terremoti si propaghino per onde ed introdusse la distinzione tra evento principale (main shock) e scosse successive (repliche). Mitchell dunque rielaborò la teoria di Buffon, troppo semplicistica, mediante una teoria raffinata ed ingegnosa che rimase valida per più di un secolo (fig.1). Nello stesso arco di tempo furono compiuti significativi progressi in campo tecnico (epoca della “prima rivoluzione industriale”) con l’invenzione di strumenti di rilevazione dei terremoti, che segnò le basi per l’avvento della sismologia strumentale).

La ricerca sui fenomeni sismici riprese poi nella metà dell’800  per merito dell’ingegnere irlandese J.W. Mallet (1810-87). La sua opera principale, Il grande terremoto napoletano del 1887, contiene le procedure per rilevare i dati in maniera accurata oltre che le tecniche per individuare il punto d’origine della perturbazione sismica ancora dal riscontro “obiettivo” delle categorie di danno alla elaborazione delle prime mappe sismiche. In tale lavoro, inoltre, per la prima volta , si avanza l’ipotesi che il terremoto sia prodotto da fratturazioni in profondità delle rocce. Altro contributo fondamentale alla sismologia in tale periodo si deve all’Italia. Fino ai primi del 900 difatti il nostro Paese può considerarsi il “paese guida” della ricerca sui terremoti medianti i seguenti avvenimenti:

  • nel 1841 si ha la fondazione dell’Osservatorio Vesuviano, prima struttura di ricerca al mondo destinata allo studio di terremoti e vulcani;
  • nel 1855, L. Palmieri (1807-96), direttore dell’Osservatorio Vesuviano, costruisce il primo strumento di registrazione elettromagnetico dei terremoti cui dà il nome di sismografo;
  • nel 1874 il geologo M.S. De Rossi (1834-98) fonda il “Bollettino del Vulcanesimo Italiano” prima rivista al mondo che tratta specificatamente di terremoti e vulcani;
  • nel 1887 il vulcanologo G. Mercalli (1850-1914), docente di scienze naturali, fornisce la prima versione della sua famosa scala, ancor oggi utilizzata;

In questo quadro storico la sismologia disponeva quindi di cognizioni teoriche e di mezzi tecnici per compiere un ulteriore balzo in avanti. L’occasione fu ancora un volta un violento terremoto che interessò nellfaglia san andreas_page_001a primavera del 1906 gran parte della California (nell’immagine a fianco la fotoaerea della faglia di San Andreas). Nella città di Sa Francisco scoppiarono numerosi incendi  che trasformarono la città in un rogo immane. Le vittime furono relativamente poche ma gli ingenti danni economici fecero si che l’impegno di risolvere il problema dei terremoti assurse a questione nazionale. Tale impegno portò ad una accelerazione delle ricerche sui terremoti che sfociò nella nascita della moderna teoria sull’origine dei terremoti. In particolare il sismologo Statunitense H.F. Reid osservò che sui due lati della faglia di San Andreas (una fenditura delle masse rocciose che attraversa la California, parallelamente alla costa del Pacifico, per circa 900 km) i recinti e le strade che la attraversavano avevano subito spostamenti relativi di circa 6-7 m. Analogamente le rocce vicino alla faglia avevano subito deformazioni e spostamenti sensibili: la dislocazione era massima vicino alla faglia e diminuiva allontanandosi da essa. Sulla base di queste ed altre osservazioni Reid propose un modello di interpretazione della dinamica del terremoto, noto con il nome di teoria del rimbalzo elastico (elastic rebound). Secondo tale teoria, valida ancora oggi, il processo da cui si genera il terremoto può essere cosi illustrato: i due blocchi di roccia che formano i lati opposti di una faglia sono corpi elastici sottoposti ad attrito e che quindi accumulano energia come accade in una molla compressa. Quando la tensione accumulata supera la forza di coesione dei blocchi, avviene un cedimento, che solitamente si verifica nel punto più debole della masse rocciosa. Dal punto iniziale del cedimento, chiamato ipocentro o fuoco del sisma, la frattura si propaga lungo la superficie della faglia, causando lo scorrimento relativo dei due blocchi di roccia. L’energia accumulata si sprigiona di colpo. Le rocce sotto trazione elastica reagiscono istantaneamente, scattando all’indietro fino a raggiungere nel giro di pochi secondi una nuova posizione di equilibrio. Parte dell’energia rilasciata è dissipata in calore, parte è assorbita dalle deformazioni nella zona focale in cui si è verificata la rottura, parte infine si irraggia sottoforma di onde sismiche, che giunte in superficie provocano lo scuotimento.

http://earthquake.usgs.gov/learn/animations/animation.php?flash_title=Elastic+Rebound&flash_file=elasticrebound&flash_width=300&flash_height=350 (rappresentazione animata della teoria dell’elastic rebound)

Tuttavia tale teoria presentava diverse lacune come la spiegazione di tre fondamentali evidenze sperimentali:1) i terremoti più intensi sono spesso composti da due o più sequenze che si succedono ad intervalli molto brevi (dell’ordine dei 5-10 secondi); 2) un terremoto è sempre seguito da una serie di repliche (aftershocks) il cui numero decresce con una certa regolarità;3) nella zona di origine le faglie presentano un andamento irregolare e sono qua e là interrotte.

Per tali motivi nel 1977 il sismologo K. Aki , del MIT (Massachusets Institute of Technology), elaborò un nuovo modello, detto a barriera, che costituisce il primo passo verso un’interpretazione esauriente di tutta una crisi sismica. Secondo tale modello la coesione delle rocce non è uguale in tutti i punti lungo la faglia, anzi esistono delle zone in cui le rocce sono così compatte da costituire una vera e propria barriera al propagarsi della frattura. In base allo sforzo applicato nella zona attorno alla faglia (sforzo tettonico) si possono avere i seguenti tre casi:

1) se lo sforzo tettonico è molto elevato, la barriera è rotta dall’espandersi della frattura (si ricade quindi nel modello di Reid);

2) se lo sforzo tettonico è molto basso, la frattura si estende nelle zone circostanti, lasciando la barriera intatta;

3) se lo sforzo tettonico è intermedio, la frattura oltrepassa la barriera senza romperla; la frattura però modifica il livello preesistente di sforzo tettonico e lo può elevare al punto di creare le condizioni per una successiva rottura della barriera;

Il terzo caso è sicuramente il punto che può portare alla descrizione della sequenza sismica composta da scosse preliminari (foreshocks), scossa principale (mainshock) e repliche (aftershocks) con un processo paragonabile ad una reazione a catena.